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  • Immagine del redattoreStefania Bonura

Agatha Christie, l’archeologia e l’Egitto

Aggiornamento: 7 ago 2023

Agatha Christie e Max Mallowan
Agatha Christie e Max Mallowan nella loro casa a Winterbrook, 1950 - Foto di Dominio Pubblico da Wikimedia


L’immagine che accompagna questo articolo riproduce la famosa giallista Agatha Christie e il suo secondo marito, l’archeologo Max Mallowan. La foto è stata scattata nella loro abitazione, Winterbrook House, nel 1950. All’epoca erano sposati da venti anni e Agatha Christie aveva già prodotto la maggior parte dei suoi romanzi, tra cui i suoi più famosi Murder on the Orient Express (“Assassinio sull'Orient Express”) nel 1934, Death on the Nile (“Poirot sul Nilo”) nel 1937 e Ten Little Niggers (“Dieci piccoli indiani”) nel 1939. L’incontro della scrittrice con il suo futuro secondo marito si può far risalire al 1928, quando decide di intraprendere da sola un viaggio in Medio Oriente per buttarsi dietro le spalle un periodo molto difficile, legato alla separazione e successivamente al divorzio con Archibald Christie, il suo primo marito, al quale tuttavia rimarrà legata per sempre da un cognome di cui non potrà mai più liberarsi perché irrimediabilmente legato al suo successo di scrittrice. Nel 1928 Agatha Christie è, infatti, molto famosa. Il viaggio è anche un modo per allontanarsi da questa fama che la opprime e per tornare a essere semplicemente Agatha Miller. Opta inizialmente per un viaggio nelle Indie Occidentali e Giamaica. È il caldo ad attrarla, proprio mentre in Inghilterra l’autunno avanza. Organizza tutto tramite l’agenzia Cook ma, proprio due giorni prima della partenza, «il fato ci mise lo zampino», come lei stessa afferma nella sua autobiografia. Infatti, incontra due amici con cui va a cena che le parlano entusiasticamente del Golfo Persico e di Baghdad. Ma quello che più di tutto la convince a cambiare destinazione è il fatto che per arrivarci non è necessario prendere una nave, perché c’è un treno che da Calais le consente di raggiungere via terra Baghdad: è l’Orient Express.

«L’Orient Express!», esclama Agatha. Il treno che vedeva fermo alla stazione di Calais, durante i suoi viaggi in Francia, in Spagna e in Italia è il suo sogno. Più volte aveva dovuto sopprimere l’impulso di saltarvi sopra, preda di un’attrazione esotica che risuonava in quei nomi «Milan, Belgrade, Stamboul… nomi magici, tappe incantate». Più tardi Agatha dirà in Come, Tell Me How You Live (“Viaggiare è il mio peccato”):

«È indubbiamente il mio treno preferito. Mi piace il suo tempo, attacca con un Allegro con furore ondeggiante e sferragliante, capace di sbatacchiarti da una parte all’altra nella sua folle furia di lasciare Calais e l’Occidente, per poi gradualmente diminuire in un rallentando, mentre marcia verso Oriente, fino a trasformarsi risolutamente in un legato».

Orient Express
Poster pubblicitario dell’Orient Express, 1888 - Foto di Dominio Pubblico da Wikipedia

I suoi amici, tra le varie cose, le raccomandano di andare a vedere Ur, l’antica città mesopotamica dove negli ultimi anni erano state fatte scoperte straordinarie dall’archeologo inglese Leonard Woolley. La scrittrice si mette in viaggio cinque giorni dopo, da sola. Qualcuno le fa notare che forse non è prudente andarsene da sola in Medio Oriente, ma lei risponde decisa che a volte è necessario fare qualcosa da soli. In verità, neanche lei è molto convinta, ma in un certo senso se l’è imposto. Ha già viaggiato molte altre volte. Con Archie, il suo primo marito, ha addirittura fatto il giro del mondo. Ma a questo punto della sua vita ha bisogno di mettersi alla prova, di fare qualcosa per sé e di essere costretta a cavarsela da sola. «Dovevo scoprire che persona ero e se davvero avrei finito per dipendere dagli altri come temevo». Ma tutto va a meraviglia, nonostante alcune difficoltà, polvere, zanzare, febbre, passeggeri troppo invadenti. Il passaggio dall’Europa all’Asia, lo Stretto dei Dardanelli, Aleppo, Damasco… Agatha sente di aver fatto la scelta giusta, il viaggio le sta procurando un’immensa gioia e si sente profondamente grata per quello che vede. E infine il deserto, alla volta di Baghdad. Qui viene imprigionata dai suoi connazionali e dalla vita tipicamente inglese. Ma lei si è allontanata da casa per vedere ben altro e fare esperienze del tutto nuove! Decide che deve correre ai ripari e lo fa organizzando la visita agli scavi di Ur. I Woolley la accolgono ben volentieri e le riservano un trattamento tutto speciale. In genere gli archeologi non amano i visitatori che gironzolano per i siti compromettendo le aree di ritrovamento e facendo perdere del tempo prezioso. Ma Agatha Christie è una scrittrice nota e si dà il caso che Katharine Woolley, la moglie di Leonard Woolley, sia una sua appassionata lettrice. E così Agatha entra in confidenza con i membri della spedizione, di cui più tardi si servirà in uno dei suoi romanzi: Murder in Mesopotamia (“Non c’è più scampo”). Ma soprattutto rimedia un invito per la stagione di scavi dell’anno successivo. Non c’è dubbio che quell’esperienza le rimane nel cuore.

«Mi innamorai di Ur, della sua bellezza di sera, della mole dello ziggurat che sfumava nella semioscurità e dell’oceano di sabbia dai teneri colori cangianti. Mi piaceva tutto, gli operai, i capisquadra, i ragazzi che portavano i cesti, i picconieri, i sistemi di lavoro e l’intero stile di vita. Com’era romantico vedere una spada che appariva a poco a poco attraverso la sabbia col suo luccichio dorato! La cura con cui i vasi e gli altri oggetti venivano raccolti dal suolo mi ispirava un desiderio intenso di fare anch’io l’archeologo».

Agli inizi del 1930 Agatha torna a Baghdad e, dopo aver passato qualche giorno in piacevole compagnia di vecchi amici, si reca agli scavi di Ur. Ritrova quasi tutti i componenti della spedizione che ha già conosciuto ma, questa volta, c’è anche l’assistente di Leonard Woolley, che l’anno prima era assente. Si chiama Max Mallowan, «un giovanotto bruno e snello, molto tranquillo», che parla poco ma dotato di grande spirito di osservazione. Su insistenza di Katherine Woolley, Agatha viene accompagnata in visita a Najaf, Kerbela e Nippur proprio da Max. Solo alcuni mesi dopo, nel settembre del 1930, in Inghilterra, Max e Agatha decidono di sposarsi. Lui ha ventisei anni, quattordici meno di lei.  Agatha è inizialmente titubante per questo motivo. Ma alla fine acconsente su insistenza di Max. Secondo quanto riporta la scrittrice, lui le avrebbe fatto notare che:

«un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere. Più lei invecchia, più lui si interessa a lei».

La loro unione durerà per il resto della vita della Christie. Durante i loro quarantasei anni di matrimonio, la scrittrice partì più volte con Max nelle sue spedizioni archeologiche e fu una sua valida collaboratrice. Il suo sogno di fare l’archeologa, quindi, in parte si concretizzò.

Ma poté arricchire anche i suoi romanzi con le sue avventure. I suoi viaggi di quegli anni in Iraq, Siria, Turchia, ma anche Grecia ed Egitto, le fornirono materiale prezioso per le sue storie. Nuovi personaggi, nuove ambientazioni, la vita nel deserto, le antiche civiltà divennero tutti temi e sfide per i suoi intrecci. Gli spostamenti sull’Orient Express le ispirarono nel 1934 uno dei suoi più famosi romanzi e, come già detto, nel 1936 ambientò un giallo in Mesopotamia con molti personaggi che ricordano i componenti della spedizione di Leonard Woolley, in primo luogo la sua amata consorte Katherine. Nel 1937 fu la volta di Death on the Nile (“Poirot sul Nilo”). Agatha aveva visitato l'Egitto già nel 1910, quando era una giovane debuttante. Era stata sua madre a decidere di trascorrere la stagione sociale in quella che allora era una colonia britannica, poiché sarebbe stato più economico che fare un debutto in società in Inghilterra, e la famiglia di Christie all'epoca aveva difficoltà finanziarie. Ma nei tre mesi che passò al Cairo il suo unico interesse era «conoscere dei giovanotti e fare le ore piccole ballando», non certo visitare le meraviglie archeologiche di Karnak e Luxor. Evidentemente, come lei stessa afferma nella sua autobiografia, «c’è un momento giusto per ogni cosa».



Assassinio sull’Orient Express e altri libri
Copertine prime edizioni romanzi di Agatha Christie

Il fascino dell’Antico Egitto sarebbe arrivato «con un impatto meraviglioso circa 20 anni dopo». Sempre nel 1937, infatti, scrive l’opera teatrale Akhnaton, ambientata nel 1350 a.C., durante l’epoca del faraone eretico e del suo più celebre figlio Tutankhamon. Un importante egittologo amico di famiglia, Stephen Glanville, più tardi fu ispiratore e collaboratore della scrittrice nel suo unico giallo storico Death Comes as the End (“C’era una volta”), pubblicato nel 1944 e ambientato nell’Antico Egitto durante l’undicesima dinastia, intorno al 2000 a.C. Inizialmente la scrittrice era restia poiché non si sentiva abbastanza preparata ma l’amico le fece notare che al contrario aveva letto molto, tra cui le opere di Breasted, uno dei più importanti riferimenti nello studio dei testi e dell’antica civiltà egiziana, all’epoca come oggi. Inoltre, a suo avviso, non c’era molta differenza tra ambientare un romanzo poliziesco nell’antichità o nella Londra del 1943. Quello che convinse però la Christie fu la lettura di alcuni documenti, probabilmente i papiri Heqanakht, risalenti all’inizio del Medio Regno. I papiri, infatti, contenevano le lettere di un sacerdote alla sua famiglia e fornivano informazioni preziose sulla vita dei membri ordinari della classe, per così dire, “media” durante quel periodo. In sostanza, agli occhi di Christie si materializzava vivido e concreto il contesto ideale, una famiglia comune e le sue discordie, per il suo romanzo.

Il Medio Oriente e le sue vestigia del passato appaiono ancora in un altro romanzo della Christie, Appointment with the Death (“La domatrice”), del 1938, ambientato tra i templi rupestri del sito archeologico giordano di Petra. La verità è che gli anni tra il 1930 e il 1938 furono tra i più felici e sereni della sua vita. Agatha era un’instancabile scrittrice e, anche durante le spedizioni archeologiche, anche nelle condizioni più disagiate, trovava sempre il tempo di mettersi seduta, poiché, secondo quanto afferma lei stessa, aveva unicamente bisogno di una macchina da scrivere, una matita e un tavolo a cui sedersi, possibilmente robusto.

Nel 1999 Charlotte Trümpler organizzò una mostra al British Museum, Agatha Christie, Max Mallowan and the Near East, per mostrare al mondo il contributo della scrittrice all’esplorazione archeologica del Vicino Oriente. Una mostra, quindi, che non si limitava solo a evocare e commemorare con le foto d’epoca - cappelli e gonne svolazzanti in mezzo alla polvere e alla sabbia, cammelli ondeggianti e campi tendati - i paesaggi esotici che hanno arricchito i suoi libri, ma a mostrare quanto materialmente Agatha Christie avesse dato per le realizzazione degli scavi e delle spedizioni archeologiche. Oltre ad aver contribuito con lauti finanziamenti, infatti, si spese molto nel lavoro sul campo. Aiutò sempre il marito e gli altri componenti del gruppo nella pulizia di tavolette di argilla, avori e altri reperti, e si diede da fare per imparare l’arte del fotografare al meglio i ritrovamenti per averne una fedele prova documentale.

Del resto, come fa dire al principale protagonista delle sue opere, Hercule Poirot, alla fine di Death on the Nile:

«Nel corso di uno scavo, a mano a mano che i reperti affiorano, si ripulisce il terreno attorno a loro con la massima cura. Si toglie il terriccio smosso, si gratta qui e là con un temperino in modo che l’oggetto rinvenuto resti completamente ripulito, pronto ad essere disegnato e fotografato senza materie strane di contorno che provochino confusione. È quello che ho cercato di fare anch’io... eliminare le materie estranee in modo da poter vedere la verità, la verità nuda e cruda, la splendida verità!».


 

Riferimenti bibliografici


Edda Bresciani, Letteratura e poesia dell'antico Egitto, Einaudi, Torino 2007, pp. 216-219 (Le lettere d'affari di Hekanekhet).

Agatha Christie, La mia vita, Mondadori, Milano 2018.

Agatha Christie, Viaggiare è il mio peccato, Mondadori, Milano 2020.

Janet Morgan, Agatha Christie. A biography, Harper Collins, London 1984.

Charlotte Trumpler, Agatha Christie and Archaeology, British Museum Press, London 2001.



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